lunedì 13 ottobre 2014

Gubbio: segugio con collari elettrici, denunciato un cacciatore

Nei giorni scorsi gli uomini del Comando Stazione forestale di Gubbio del Corpo forestale dello Stato hanno denunciato alla competente Autorità Giudiziaria un cacciatore settantenne della zona per maltrattamento perpetrato in danno di due cani  di razza segugio di sua proprietà.
L'uomo  aveva lasciato  vagare i due animali a ridosso della strada comunale nei pressi dell'abitato di San Marco nella frazione di Padule di Gubbio, con grave rischio per la loro incolumità e per quella degli automobilisti di passaggio. Gli animali,  in evidente stato di sofferenza, sono stati catturati dal personale del canile comunale di Gubbio e successivamente sono  stati  sottoposti a visita dal parte del medico veterinario competente. I due segugi al momento della cattura indossavano collari elettrici, dispositivi tecnicamente indicati  come "dissuasori da addestramento", contengono  elettrodi in grado di produrre scosse o altri  impulsi  elettrici che, tramite  un comando a distanza,  si  trasmettono all'animale  provocando reazioni varie.

Una  recente  sentenza della Cassazione  ha ritenuto l'uso dei collari elettrici  uno strumento  invasivo e doloroso  e certamente incompatibile con la natura del cane. La tecnica di addestramento dei  cani con collari elettrici  si basa esclusivamente sul dolore, lieve o forte che sia, e che incide sull'integrità psicofisica del cane, poiché la somministrazione di scariche elettriche per condizionare i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura,  ansia, depressione ed anche aggressività.
A seguito della visita effettuata ai  cani segugi catturati  il medico veterinario dell'ASL di Gubbio ha certificato uno stato comportamentale alterato, con atteggiamenti di iperattività, evitamento dell'uomo, cioè di reazioni comportamentali di allontanamento, fuga o rifiuto, emesse in previsione di stimoli dolorosi.

Il personale operante ha pertanto provveduto a denunciare all'A.G. il proprietario dei cani per il reato di abbandono e maltrattamento di animali. I due segugi sono stati sequestrati, tolti dalla disponibilità del cacciatore, affidati in custodia al personale Asl che gestisce il canile, e posti  nella disponibilità  dell'Autorità Giudiziaria; sequestrati anche i due collari elettrici.

giovedì 9 ottobre 2014

Soppresso Excalibur, il cane dell’infermiera spagnola contagiata da Ebola



A nulla sono servite le manifestazioni in piazza, le proteste e le raccolte firme. Excalibur, il cane dell’infermiera spagnola contagiata dal virus Ebola, è stato soppresso ieri nel laboratorio di Sicurezza Biologica della Facoltà di Veterinaria dell’Università Complutense di Madrid. L’allarme per salvare l’animale era stato lanciato nei social network dal marito dell’infermiera, a sua volta in isolamento in ospedale, provocando in poche ore l’adesione di 210.000 firme all’hashtag “SalvemosExcalibur” con la richiesta di risparmiare il cane. La soppressione di Excalibur è stata autorizzata da un giudice, malgrado il ricorso dell’avvocato deisuoi padroni, l’infermiera e il marito Javier Limon. Secondo le autorità della provincia diMadrid, esisteva un rischio «di trasmissione della malattia all’uomo» dato che il cane «viveva a stretto e continuo contatto» con l’ammalata. La richiesta degli animalisti era semplice: mettere in quarantena o isolamento il cane invece di ucciderlo. Ma purtroppo, la vicenda si è conclusa in modo infausto per l'animale.

Alessandria: cacciatore colpito da una fucilata, morto

Ancora un incidente di caccia mortale. Un cacciatore di 67 anni è morto ieri mattina durante una battuta al cinghiale in Val Borbera, sull'Appennino, nei boschi di Variana di Grondona. L'uomo è stato colpito per errore da un compagno di caccia, un trentenne del posto, che potrebbe essere accusato essere di omicidio colposo semplice, o con colpa grave se dovessero emergere fatti aggravanti. Sul posto sono intervenuti il 118 e i carabinieri di Novi Ligure.

Ancora da accertare la dinamica dell'incidente. Alcuni cacciatori riferiscono che il gruppo guidato dal 67enne, stava percorrendo un sentiero lungo un costone, in una zona piuttosto impervia, quando l'uomo si è fermato un attimo per togliersi il maglione. In quel momento alcuni cinghiali, forse incalzati dai cani, sarebbero sbucati dalla macchia. A quel punto, dalla carabina del trentenne grondonese sarebbe partito il colpo mortale che, invece di colpire l’ungulato, ha ferito a morte l’arquatese. Altri invece hanno dichiarato che il pensionato era già appostato e si sarebbe alzato per sparare ad un cinghiale, quando l’altro cacciatore – che aveva avuto la medesima idea – aveva fatto fuoco centrando l’uomo anziché l’animale.

venerdì 3 ottobre 2014

Piombino: colpito da una fucilata al volto, muore cacciatore 59enne

Un cacciatore 59enne di Piombino, in provincia di Livorno, è morto questa mattina dopo essere stato colpito da una fucilata esplosa da un altro cacciatore di 73 anni. Roberto Larini, ha perso così la vita tra le campagne di Reciso, vicino a Buca delle Fate. A dare l'allarme è stato lo stesso 73enne che alla polizia, subito arrivata sul posto, ha raccontato di aver mirato ad una ghiandaia che si stava alzando in volo, colpendo invece inavvertitamente al volto l'altro cacciatore che si trovava poco distante. Il commissariato di Piombino, che sta effettuando gli accertamenti per ricostruire la precisa dinamica dell'incidente, ha proceduto all'immediato sequestro dell'arma e avviato le pratiche per il ritiro del porto d'armi del 73enne, che verrà indagato per omicidio colposo.

Solo pochi giorni fa nel friulano, un altro cacciatore è morto a Chiarmacis di Torviscosa
dopo che il cinturino di aggancio del fucile si era rotto e che cadendo avrebbe impattato con il terreno facendo partire due colpi: uno avrebbe colpito la mano destra dell’uomo, l’altro invece avrebbe raggiunto l’imprenditore 64enne  Renzo Tosoratti, colpendolo sotto il mento, uccidendolo sul colpo.

sabato 6 settembre 2014

Ancona: cani morti nel bagagliaio, denunciati due cacciatori

Il Corpo forestale dello Stato e la Polizia di Frontiera, coadiuvati dal Servizio Veterinario della ASUR di Ancona, presso il Porto di Ancona, durante lo sbarco da una motonave proveniente dalla Croazia, hanno bloccato un automezzo in cui viaggiavano due cacciatori pesaresi, nel quale erano ammassati 4 cani da caccia, dei quali due deceduti. I cani erano stati lasciati in una gabbia all'interno dell'automezzo, chiuso nella stiva del traghetto, per tutta la durata del viaggio.


A seguito della vicenda, l''Enpa ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Ancona contro  i due cacciatori proprietari dei due cani. Stando ai primi rilievi i cani potrebbero essere morti per asfissia e mancanza d'acqua.

Nella denuncia presentata all'autorità giudiziaria, l'Enpa contesta a carico dei due indagati i reati di abbandono, maltrattamento e uccisione di animali evidenziando con preoccupazione come questo non sia l'unico caso del genere verificatosi nel porto della città marchigiana. Un episodio analogo, che ha visto coinvolti tre cacciatori provenienti sempre dalla Croazia, era accaduto lo scorso febbraio ed era costato la vita a tre esemplari di setter inglese – due dei quali morti durante il viaggio per asfissia e colpo di calore, il terzo all'arrivo della motonave in porto – detenuti in pessime condizioni.

«E' inammissibile e inaccettabile che esistano ancora sacche di ignoranza così preoccupanti – dichiara l'Ente Nazionale Protezione Animali -. Alla stragrande maggioranza delle persone è infatti noto che lasciare un animale in macchina durante una traversata via mare, anche breve, ne mette seriamente in pericolo l'incolumità. Ma è ancora più inaccettabile che di tale ignoranza di prova una categoria di persone che, contro ogni evidenza, sono solite autorappresentarsi come conoscitrici e amanti della natura.»

«In entrambi i casi – prosegue la Protezione Animali – auspichiamo che la magistratura, in caso di colpevolezza, intervenga con pene esemplari; evidentemente questo è il modo migliore perché fatti del genere non abbiano più a ripetersi.»

martedì 2 settembre 2014

Tigre e leone sequestrati ad un circo per maltrattamenti

Lieto epilogo per un leone e una tigre sequestrati presso un Circo (Circo Nazionale Aldo Martini) con provvedimento della Procura della Repubblica di Monza, e trasferiti in un'adeguata struttura di affidamento grazie all'intervento del Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato, Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione.

Il sequestro è avvenuto a seguito dell'ispezione operata dalla Polizia provinciale di Monza e dalle Guardie zoofile e il reato contestato al titolare del circo è quello di maltrattamento di animali. Sia il leone che la tigre venivano infatti detenuti in condizioni non compatibili con le caratteristiche della loro specie di appartenenza e assolutamente non idonee a soddisfare il livello minimo di benessere psico-fisico. Nell'immediatezza del sequestro, gli animali sono stati affidati agli stessi circensi proprietari, in quanto non risultava disponibile altra struttura di custodia idonea ad ospitare i due grandi felini, appartenenti a specie pericolose.

Grazie alla pluriennale esperienza maturata nel campo dal personale del Servizio CITES di Roma ed alla collaborazione prestata dagli attuali detentori degli animali, i due felini, già abituati ad essere trasportati su carri in quanto impiegati da anni in un circo, non sono stati sottoposti a trattamento anestetico ma sono stati fatti entrare, in perfetto stato di coscienza, nelle gabbie impiegate per il trasporto. Lo spostamento è stato effettuato con mezzi idonei al trasporto di animali pericolosi e hanno potuto affrontare il viaggio per raggiungere un Centro specializzato nel recupero di fauna esotica situato a Semproniano in Toscana, dove, grazie anche all'assistenza di personale medico veterinario qualificato, potrà avere inizio il loro processo di recupero.
Sarà la LAV a farsi carico delle spese per il mantenimento degli animali nel centro di recupero.


Fonte: Corpo Forestale dello Stato - Foto: LAV

Villorba: sequestrati 3 cani in pessime condizioni

Tre cani costretti a vivere rinchiusi in pochissimi metri quadrati di scoperto, in pessime condizioni igieniche, sono stati posti sotto sequestro dagli agenti della polizia locale di Villorba nel corso di un blitz all’interno di una proprietà di una giovane. La 21enne è stata denunciata per maltrattamenti e minacce e oltraggio a pubblico ufficiale. I tre cani, due meticci e un segugio, erano talmente magri a tal punto da riuscire a contare le costole. I suoi cani magrissimi e nella puzza e nello sporco, sequestrati
Come scrivono i quotidiani locali, negli ultimi tempi sarebbero state diverse le segnalazioni da parte di alcuni cittadini che si lamentavano delle condizioni in cui la giovane teneva i suoi cani. Ma la situazione è stata scoperta solo quando i vigili, che dovevano riconsegnare uno dei cani fuggito da casa, si sono trovati dinnanzi ad una situazione di totale degrado nella loro gestione. I cani sequestrati sono stati affidati alle cure del Servizio veterinario dell’Usl 9: il personale dell’azienda sanitaria si è subito prodigato a rifocillarli e a garantire loro una sistemazione temporanea adeguata al canile sanitario di Ponzano, in attesa dei prossimi sviluppi sulla vicenda.

Foto da: Andrea Zanoni

mercoledì 13 agosto 2014

Terni: cani maltrattati, denunciato proprietario

Nei giorni scorsi gli uomini del Corpo Forestale dello Stato del Comando Stazione di Ferentillo (TR) sono intervenuti in località Colleporto del Comune di Arrone per una segnalazione di maltrattamento di alcuni cani. Sul posto, all’interno del centro abitato, su di un’area di pertinenza di un fabbricato adibito a civile abitazione, la Forestale trovava  tre cani, uno dei quali riportava segni evidenti di sofferenza dovuti a maltrattamento; nello specifico l’animale, seppur avendo a disposizione un’adeguata cuccia, era stato legato con una catena ed aveva un collare costituito da altro pezzo della medesima catena, la quale poiché troppo stretta, si era incarnita sul dorso del collo del cane, provocando una evidente ferita con fuoriuscita di sangue. L’animale è stato prontamente posto sotto sequestro e messo a disposizione del Servizio Veterinario della ASL n° 2 di Terni per le cure del caso.

Inoltre dagli accertamenti effettuati è emerso che due cani non erano in possesso di microchip e quindi non iscritti all’anagrafe canina. Il proprietario dei cani è stato denunciato presso la Procura della Repubblica di Terni ai sensi dell’art. 544 ter del Codice Penale per maltrattamento animale, in quanto sottoponeva un cane senza necessità  a sevizie o comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, ora rischia la reclusione da tre mesi ad un anno o una multa da 3.000 a 15.000 euro, oltre a due sanzioni amministrative di euro 102 ciascuna, per la mancata iscrizione degli animali all’anagrafe canina.

martedì 5 agosto 2014

Animali vaganti a Vieste: ok dalla Prefettura per l'abbattimento

La Prefettura di Foggia ha emanato un'ordinanza nella quale dà mandato alle forze dell'ordine di "provvedere all'abbattimento degli animali vaganti, limitatamente al territorio del comune di Vieste, nel caso in cui gli stessi dovessero creare una situazione di pericolo concreto per l'incolumità delle popolazioni e per la sicurezza della circolazione stradale". Lo riporta l'edizione odierna del Corriere del Mezzogiorno secondo cui l'adozione del provvedimento è stata richiesta dal Comune di Vieste per i numerosi episodi che hanno visto ovini, bovini ed equini sconfinare dai loro pascoli e vagare per le strade, causando incidenti oppure gironzolare nelle vicinanze dei campeggi e residence  con evidente sorpresa e fastidio dei turisti.

Il quotidiano riporta anche il parere favorevole del sindaco di Vieste, Ersilia Nobile ("Ci dispiace per gli animali ma credo che la vita umana è più importante") e quello contrario di un animalista ("E' facile colpire le povere bestie, più difficile punire gli allevatori").


Dunque qualora venga segnalata la presenza di un animale che costituisce pericolo per la pubblica e privata incolumità o per la sicurezza della circolazione stradale o ferroviaria il Corpo forestale dello Stato e la Polizia provinciale si impegnano ad intervenire tempestivamente e «valutata l’impossibilità di adottare ulteriori atti dissuasivi per l’allontanamento del pericolo, provvedono all’abbattimento dell’animale con idoneo armamento»: ossia con un fucile o con un carabina.


Pronta la risposta delle associazioni animaliste, tra cui la Lav: «questa Ordinanza, rispetto alla normativa vigente – la quale già prevede l’intervento delle Forze di Polizia, per gravi motivi di sicurezza pubblica – rischia di essere un indiscriminato via libera all’uccisione di animali. Inoltre, il provvedimento è stato emanato a seguito di incontri con le parti sociali, escludendo la presenza delle associazioni animaliste e in assenza di una adeguata istruttoria volta ad individuare metodi alternativi non cruenti. Poiché gli animali allevati devono essere iscritti per legge alle relative anagrafi, non si comprende come i costi delle operazioni debbano ricadere sulle casse del Comune di Vieste e non sui legittimi proprietari, per i quali, in ogni caso, può configurarsi anche il reato di abbandono. Se invece gli animali non fossero iscritti ad alcuna anagrafe, non si comprende il motivo dei mancati controlli con relative sanzioni. Perché non ordinare, invece, controlli a tappeto sugli allevatori per verificare il loro rispetto delle normative?».


Anche l'Enpa promette battaglia: «siamo pronti ad utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione, da quelli legali a quelli di pressione sull'opinione pubblica italiana e internazionale, qualora le autorità locali competenti non ritirassero l'ordinanza che autorizza l'abbattimento immediato degli animali trovati a vagare sul territorio del Comune di Vieste».


Foto da: vocedivieste.org
  

sabato 26 luglio 2014

Limina: pastore impicca il suo cane

Aveva sgozzato una delle sue capre e per questo motivo, un pastore ha ucciso il proprio cane nelle campagne di Limina, impiccandolo ad un albero. A fare la macabra scoperta un appassionato di mountain bike, che si trovava a percorrere una strada di campagna tra Limina e Roccafiorita. Durante il tragitto l'uomo si è trovato davanti ad una scena sconvolgente: un maremmano, specie solitamente utilizzata per custodire le greggi, giaceva impiccato ad un albero. L’uomo ha provato ad aiutare l’animale, ma nonostante fosse ancora caldo, per lui non c’era più nulla da fare. Altri cani della stessa razza, probabilmente i suoi cuccioli, si aggiravano nei paraggi lamentandosi disperati. Il giovane catanese, che ha sporto denuncia il giorno seguente presso la stazione dei Carabinieri di S. Venerina, ha scorto poi nascosta tra i cespugli una persona anziana, intenta ad osservare la scena: interrogato su cosa fosse accaduto, l’uomo ha ammesso, dopo qualche tentennamento, indicando al ciclista la capra morta. Il 37enne ha scattato alcune foto, ma a causa della foratura degli pneumatici della sua bici, non è riuscito a raggiungere nell’immediatezza la più vicina stazione dell’Arma per denunciare il fatto. «Un atto assolutamente intollerabile - dice Lorenzo Croce presidente di Aidaa - andremo fino in fondo contro questo delinquente.

Montebelluna (TV): anziano uccide un gatto a bastonate

L'Enpa si costituirà parte civile nel procedimento a carico del pensionato che ieri a Montebelluna, in provincia di Treviso, all'interno del proprio giardino ha preso a bastonate un gatto, colpendolo ripetutamente fino ad ucciderlo. L'nziano 84enne è stato denunciato da un vicino che ha assistito al fatto, documentando l'agghiacciante uccisione attraverso alcune riprese video. L'anziano, chiamato in caserma, si è giustificato dicendo: "Il gatto mi infastidiva perché veniva sempre nel mio giardino". Ma non ci sono giustificazioni di fronte ad episodi del genere. Sta di fatto che il micetto è stato ucciso in maniera crudele, mentre i militari dell'Arma stanno cercando di risalire ai proprietari dell'animale ormai senza vita, perché è stato scoperto che non era randagio.

«Non ci sono parole per commentare la brutalità di cui è stato capace questo personaggio, che, tra l'altro, non ha mostrato alcun ripensamento o rimorso per aver commesso un crimine così efferato», dichiara l'Enpa di Treviso, che prosegue: «Purtroppo, come abbiamo più volte denunciato non è la prima volta che nel Trevigiano si verificano maltrattamenti ed episodi di violenza nei confronti dei gatti, avvelenamenti in primis. Anche per questo, auspichiamo che l'uomo venga riconosciuto responsabile del reato di uccisione di animali e che sia punito con il massimo della pena, vale a dire con la condanna a diciotto mesi di reclusione. Fatti del genere non devono più accadere e tutti devono sapere che l'abbandono, il maltrattamento e l'uccisione di animali violano non soltanto il codice etico ma anche quello penale.»

Anche la Provincia di Treviso "sta vedendo se esistono gli estremi per costituirsi parte civile" nei confronti dell'uomo. Lo annuncia il presidente Leonardo Muraro, che si dichiara "da sempre in prima linea, anche con campagne di comunicazione, contro il maltrattamento degli animali".

E' possibile vedere il video a questo link.

Bergamo: adottava i gatti e poi li torturava, Corpo Forestale denuncia 40enne

Macabra vicenda quella che ha mobilitato nel bergamasco il Corpo forestale dello Stato che ha denunciato un quarantenne presunto responsabile delle sevizie e dell'uccisione di gatti, prevalentemente cuccioli, che si sarebbe procurato dagli annunci su internet. Sono ancora in corso accertamenti necessari a quantificare  l'eventuale numero dei felini rimasti vittime ma intanto, l' inquietante pratica, è stata bloccata impedendo che altri esemplari cadessero in questa trappola.
Una grave allerta è circolata tra la Forestale e le Associazioni che si occupano di animali ed è scattato lo screening dei principali siti di annunci on line.

L'indagato, che è risultato essere pregiudicato e ora rischia la reclusione, sarebbe stato solito attuare un sistematico monitoraggio delle inserzioni su portali web relative a cessioni gratuite di gatti, concentrandosi esclusivamente su quelle pubblicate nel bergamasco da donne, che contattava per entrare in possesso degli animali. Questo era solo l'inizio di atti di stalking attraverso i quali l'uomo avrebbe inoltrato messaggi molesti e ingiuriosi alle donne che gli avevano incautamente affidato i gatti o a chi stava per farlo ma si è fermato in tempo sconcertato dai suoi atteggiamenti.
Alle richieste di rassicurazioni sulla sorte dei gatti, quelli che aveva già ricevuto o quelli che avrebbe potuto procacciarsi, lui rispondeva con foto raccapriccianti che ritraevano esemplari morti o in agonia, chiaramente sottoposti a gravi maltrattamenti.

Dalle segnalazioni e denunce di alcune persone incappate nella rete del presunto criminale è scaturita l'indagine condotta dal personale del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali, del Comando Provinciale e dei Comandi Stazione di Bergamo del Corpo forestale dello Stato. Dopo i pedinamenti e i controlli dei Forestali sono scattate  le perquisizioni presso l'appartamento dell'uomo, disposte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo, dove sono state rinvenute tracce di sangue in uno scenario generale di degrado. Sotto sequestro sono finiti i cellulari e le schede telefoniche di cui l'uomo si serviva e si è potuta riscontrare la corrispondenza dell'abitazione con l'ambiente che compariva in alcune delle foto che l'uomo inoltrava alle inserzioniste.

La Forestale ha eseguito indagini forensi veterinarie con i metodi di polizia scientifica, attraverso le quali sono stati prelevati campioni da tracce ematiche presenti su mobili, pavimento, letto e ora attende i risultati di approfondite analisi di laboratorio che possano comprovare l'appartenenza genetica del sangue a specie feline. Le indagini sono in pieno corso e si attendono gli sviluppi di questa inquietante vicenda.
Comunicato stampa con cu il Corpo Forestale dello Stato

Sul caso, è intervenuta anche la presidente dell'Enpa Nazionale, Carla Rocchi: «sono profondamente grata al Nirda del Corpo Forestale dello Stato le cui indagini, condotte ancora una volta con estrema professionalità, potrebbero avere segnato una svolta nel caso del torturatore e uccisore seriale di gatti che colpiva a Bergamo procurandosi gli animali grazie ad annunci web.» Lo dichiara la presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi, che prosegue: «Qualora la magistratura dovesse ritenere l'indagato responsabile dei reati a lui ascritti, auspico che sia punito con una pena esemplare. I crimini contro gli animali imputati a questo inqualificabile personaggio, crimini denunciati a suo tempo anche dalla Sezione Enpa di Bergamo, a cui va un plauso riconoscente, sono così efferati da indicare una personalità malvagia, disturbata e socialmente molto pericolosa. Ricordo infatti che il serial killer dei felini prima di uccidere i gatti, prevalentemente cuccioli, li sottoponeva a terribili sevizie. Ma l'auspicio più grande - conclude la Rocchi - è che, grazie alla competenza di cui ha dato prova il Nirda, si sia finalmente posta fine a questa macabra scia di delitti contro i felini. Questo caso di crudeltà' efferata deve spingere tutti gli utenti della rete alla massima prudenza e al massimo scrupolo nel vagliare le offerte di adozione. Tra tantissime persone per bene e generose può' sempre nascondersi un delinquente.»

Ma c'è un ulteriore aggiornamento in questi giorni, secondo Marina Maestroni, commissario dell'Enpa di Bergamo che aveva segnalato alla Forestale i terribili episodi di violenza ai danni dei felini. La persona attualmente indagata per le sevizie e la morte di numerosi gatti, nel Bergamasco, sarebbe tornata in azione. L'uomo, incurante delle indagini a suo carico, avrebbe ripreso la propria attività di ricerca delle vittime sul web cambiando pseudonimo e numeri di telefono. Per questo, la Protezione Animali bergamasca invita tutti a prestare la massima cautela, denunciando alle autorità eventuali situazioni sospette. «Si tratta – ha detto Maestroni – di un caso molto grave da considerare di pericolosità sociale.»

Caccia, ok all’uso dei richiami vivi

Con 22 voti a favore e 18 contrari, le Commissioni Ambiente e Industria del Senato, in seduta comune, hanno approvato il testo del Governo che consente ancora la cattura e l’utilizzo dei piccoli uccelli migratori come richiami vivi, nonostante le richieste contrarie dell’Europa e delle centinaia di migliaia di cittadini che in queste settimane hanno sottoscritto le petizioni e testimoniato la loro indignazione a Governo e politica.
Determinante il cambio di posizione del Governo, che cedendo alle pressioni dei senatori filo venatori, ha in extremis modificato il testo originale del decreto 91 che prevedeva il divieto di cattura e la limitazione della detenzione dei richiami vivi. Determinante, inoltre, il voto dei senatori del PD, che con le encomiabili eccezioni di Laura Puppato e Monica Cirinnà, hanno votato compatti, su indicazione di partito, a sostegno di una delle pratiche più violente e subdole a danno degli uccelli selvatici.

Il nuovo testo partorito dal Governo prevede che si possa continuare a catturare e utilizzare piccoli uccelli selvatici come richiami vivi, salvo attivare le procedure di deroga. In sostanza, il medesimo testo già bocciato dalla Commissione Ambiente e che aveva spinto Bruxelles ad attivare la procedura di infrazione contro l’Italia, nel febbraio dello scorso anno. A tale testo viene aggiunto il riferimento ad un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che dovrebbe contenere le regole per la cattura dei richiami. La norma prevede tuttavia che il decreto, tra emanazione e recepimento regionale, sia pronto nel giro di un anno e, beffa finale, sia proposto dalla Conferenza delle regioni, ovvero dai soggetti responsabili delle infrazioni comunitarie! Un imbroglio linguistico, degno della peggior politica e teso a perpetuare il massacro sugli uccelli migratori, che renderà ingestibile la materia e spingerà la Commissione a dar seguito alla procedura.

“Si tratta di una delle pagine più penose degli ultimi anni, sotto il profilo del buon governo, della considerazione della natura, del riguardo ai cittadini italiani e del rispetto per le regole comunitarie – dichiarano le Associazioni -  Il Presidente Renzi e il Governo italiano entrano in Europa, per il semestre di Presidenza, con l’eredità di una procedura di infrazione aggravata, un deferimento alla Corte di Giustizia che da ieri è più vicino e con il fardello vergognoso della tortura legalizzata a milioni di piccoli uccelli migratori”.
“Tuttavia non è finita qui. Lavoreremo senza un attimo di sosta perché l’Europa punisca duramente l’arroganza italiana e la barbarie dei richiami vivi sparisca definitivamente dalla storia del nostro Paese”.

martedì 15 luglio 2014

USA: 110 scimpazè trovano la libertà, erano stati usati nella sperimentazione

Hanno trascorso la loro esistenza nei laboratori dove sono stati usati in esperimenti su malattie degli esseri umani come l’epatite e l’Aids, ma ora per 110 scimpanzè comincerà una nuova vita. Il New Iberia Research Center ha deciso così di consegnarli all’oasi faunistica «Chimp Haven», dopo anni di battaglie e pressioni politiche per la loro liberazione.  Le associazioni animaliste hanno applaudito l’iniziativa: «Non potremmo essere più felici per loro. Ora potranno vivere il resto della loro vita arrampicandosi sugli alberi, rilassandosi al sole e vivendo in più ampi gruppi sociali», ha commentato Wayne Pacelle, presidente della Humane Society degli Stati Uniti (HSUS).

I 110 primati, che hanno un’età tra gli uno e 50 anni, sono stati sottoposti a infezioni forzate, biopsie, operazioni chirurgiche, costretti a vivere in stanze di cemento e acciaio, alcuni in gabbie di isolamento un metro per due. Il trasferimento nel santuario arriva negli Usa dopo un lungo percorso sulla sperimentazione sui primati che nel 2000 ha portato anche alla ratificazione dl «Chimp Act», un provvedimento che li proteggeva dall’eutanasia alla fine della sperimentazione e che ha aperto la strada alla loro liberazione. Fondamentale anche una ricerca del 2011 dello stesso l’Istituto di Medicina ha concluso che la ricerca biomedica che utilizza gli scimpanzé è «in gran parte inutile».
Francis Collins, l’allora direttore del National Institutes of Health, spiega che «nuove tecnologie e metodi scientifici li possono sostituire e che la somiglianza degli scimpanzè agli esseri umani li rende unicamente preziosi per alcuni tipi di ricerca, ma richiede anche più forti giustificazioni per il loro uso».

Ora, per gli oltre cento primati, ci vorrà qualche tempo per adattarsi al nuovo habitat. Arrivati a «Chimp Haven», «alcuni hanno esitato a mettere i piedi sull’erba ma alla fine l’hanno fatto e tutti guardavano il cielo, forse per la prima volta», ha raccontato Kathleen Conlee, ricercatrice sugli animali di Hsus. Circa 800 altri scimpanzè restano in mano alla scienza negli Stati Uniti.

giovedì 3 luglio 2014

Roma: nomade chiede l'elemosina con cuccioli appena nati, ma Vigili e Asl non li sequestrano

Chiedeva l'elemosina in pieno centro capitolino, in via dei Giubbonari, questa nomade che utilizzava, per impietosire i passanti, una cagnolina di piccola taglia con i suoi cuccioli nati da poco. In molti vista la scena, avevano contattato i vigili urbani senza ricevere un riscontro ma grazie al tam-tam animalista in rete, la situazione si è poi risolta nel migliore dei modi. La richiesta di aiuto era arrivata anche all'associazione Earth, che, tramite il Comandante delle guardie zoofile Earth Alfredo Parlavecchio, impegnato al momento in altra ispezione, ha a sua volta contattato i vigili da cui ha ricevuto assicurazione di intervento del gruppo NAE, chiedendo di essere informato circa l’esito della segnalazione. Qualche ora piu tardi, riceveva la chiamata dei vigili urbani che comunicavano di essere intervenuti e di aver identificato e contravvenzionato la donna ma senza provvedere al sequestro amministrativo degli animali in quanto, a detta loro, il  medico ASL VETERINARIA RM A intervenuto dietro loro chiamata, diceva che il canile della Muratella non prendeva più cani e che una ordinanza di giugno 2014 prevede che il canile prenda solo cani morsicatori o feriti.

Il regolamento comunale sulla tutela animale, parla chiaro:
Art. 14 "Divieto di accattonaggio con animali"- E’ fatto assoluto divieto di detenere o utilizzare animali di qualsiasi specie ed età per la pratica dell’accattonaggio. Oltre alla sanzione amministrativa prevista dal presente Regolamento, gli animali di cui al comma 1 saranno sottoposti a confisca.

L’ufficio legale EARTH sta già provvedendo a redigere la denuncia. Fortunatamente la mamma e i cuccioli, grazie all'intervento di alcuni volontari locali, sono stati tolti, con qualche peripezia, alla nomade e portati in salvo a casa di una volontaria, che si sta prendendo cura di loro.

Uccisero dei cuccioli: Associazioni Animaliste chiedono radiazione per due veterinari Asl L'Aquila

Con la condanna definitiva a 2 mesi e 10 giorni di reclusione pronunciata dalla Corte Suprema di Cassazione, due veterinari Asl de L’Aquila, Pierluigi Imperiale e Mauro Ponziani, sono stati riconosciuti colpevoli nei tre gradi di giudizio dell’uccisione di nove cuccioli di cane, adducendo l’incredibile scusa che non c’era posto in canile. Per loro era una pratica, peraltro abituale e consolidata, e vi è stato il contrario del ravvedimento dovuto attraverso dichiarazioni alla stampa. 





I fatti risalgono alla seconda meta’ del 2004, quando Imperiale ordinò al proprio collega la soppressione di 9 cuccioli, per presunti motivi di “ordine pubblico” in base alla richiesta del proprietario del terreno dove vivevano gli animali, che invece aveva chiesto solamente un intervento per farli accudire da qualcuno. I cuccioli vennero uccisi con un’iniezione di Tanax eseguita dal dipendente della Asl su ordine del proprio dirigente.


Per questo i presidenti nazionali di Enpa, LAV, Lega nazionale per la difesa del cane e Oipa, preso atto del “silenzio assordante” dell’Ordine provinciale dei Medici Veterinari de L’Aquila a precedenti singole richieste, hanno scritto a tutti i consiglieri dell’Ordine e agli organi della Federazione nazionale degli Ordini Veterinari, chiedendo la radiazione dei due veterinari Asl che ancora oggi esercitano la professione come se nulla fosse accaduto.

“Sono colpevoli di abusi, hanno compromesso gravemente la reputazione e la dignità della classe sanitaria, hanno perso il requisito-base per esercitare la professione, violando anche il Codice Deontologico dei Veterinari”, scrivono i presidenti delle associazioni animaliste nazionali.

venerdì 27 giugno 2014

Pescara: giovane maltratta e picchia un cane sul balcone

Il personale del Corpo forestale dello Stato del Comando Stazione di Pescara unitamente agli uomini dell'ASL Servizio Veterinario locale, ha provveduto ad eseguire un sequestro preventivo di un cane di razza volpino italiano a carico di un giovane residentente nel Comune di Montesilvano. L'uomo è accusato di maltrattamento animale. L'indagine scaturisce dalla denuncia di un privato cittadino che aveva assistito ai ripetuti epidosi di maltrattamento nei confronti del cucciolo, durante i quali il cagnolino veniva sottoposto a vere e proprie sevizie, senza alcuna apparente giustificazione. Il cucciolo sarebbe stato preso a calci e sollevato e scaraventato a terra con forza in casa o sul balcone. Sarebbe stato inoltre alzato per le orecchie o per il collo, percosso, preso a testate e calpestato. A seguito di approfondite indagini il personale della Forestale ha informato la procura della Repubblica di Pescara e di seguito, su richiesta del P.M. Dr.ssa Mirvana Di Serio, è stato disposto il sequestro dall'Ufficio del G.I.P. del Tribunale di Pescara Dr.ssa Maria Michela Di Fine per il reato di "Maltrattamento di animali per crudeltà o senza necessità". Per tale  reato è prevista la pena della reclusione da tre a diciotto mesi o la multa da 5.000 a 30.000 euro. La pena è aumentata della metà se dai fatti deriva la morte dell'animale. Il cagnolino dopo le necessarie verifiche sullo stato di salute è stato affidato in  custodia giudiziale ad una struttura idonea per ricovero cani.
Fonte: corpoforestale.it

Walter Caporale, Presidente Associazione “Animalisti Italiani Onlus”, commenta cosi il brutto episodio: “plaudo al lavoro del Corpo Forestale dello Stato e al coraggioso cittadino che ha segnalato il maltrattamento. L'Associazione si costituirà parte civile nel processo.

venerdì 6 giugno 2014

Cani ridotti a scheletri: 24 sequestrati a Chiaravalle

Ventiquattro cani, detenuti in pessime condizioni in una zona rurale a pochi km da Chiaravalle, sono stati sequestrati dal Nucleo di Vigilanza Zoofila di Legambiente in collaborazione con la Polizia Municipale di Ancona e di Chiaravalle. Le Guardie Zoofile tenevano da tempo sotto controllo il detentore degli animali, un 60enne, ma solo nella mattinata di mercoledì 28 maggio è scattato l'intervento prima che altri cani continuassero a morire di fame. Vita terribile quella che erano costretti a sopportare i 24 cani e che si sono trovati davanti le Guardie Zoofile di Legambiente e un Ufficiale della municipale di Ancona, il Maggiore Caglioti, che sono stati i primi ad intervenire sul posto. Cani ridotti a scheletri che si azzuffavano per mangiare un loro simile che non ce l’aveva fatta, senza il microchip, pieni di zecche e di altri parassiti infestanti.

Un lager in cui erano rinchiusi senza idoneo riparo i 24 cani, che dopo il sequestro sono stati immediatamente trasportati in due strutture idonee, 18  presso il "Rifugio Sanitario di Bolignano " e 6 cani al canile sanitario di Jesi e sono immediatamente stati rifocillati dai volontari e sottoposti alle prime cure veterinarie. Nelle vicinanze del luogo di detenzione, sono state trovati altri cani morti, con i corpi che avevano segni di morsi ma si è comunque potuto rilevare il microchip per risalire al proprietario e per appurare ulteriori responsabilità in questa brutta storia di maltrattamento e di abbandono. Il chiaravallese a cui sono stati sequestrati i cani rischia adesso una pesante condanna che può arrivare all’arresto sino ad un anno o l’ammenda fino a 10.000 euro, oltre al sequestro dei cani che a breve dovranno trovare una casa dove poter essere accolti. Sempre che la Procura di Ancona non ravvisi ulteriori e più gravi reati come il maltrattamento animale che prevedono pene ben più pesanti.

Per far sì che questi poveri animali abbiano le cure necessarie, è indispensabile aiutare i volontari delle strutture che nei prossimi giorni dovranno farsi carico dell’acquisto di medicinali molto costosi, che attualmente non riescono a sostenere. E’ possibile contribuire contattando il numero 3485203250".

 Anche l'Oipa Ancona ha creato un evento su fb per raccolta cibo/medicine per i 24 cani: link.

Spinea: allarme avvelenamenti, 6 cani morti

Spinea. Allarme al Villaggio dei Fiori, dove secondo diversi residenti, sono morti sei cani solo nell’ultima settimana. I bocconi avvelenati sono stati disseminati in particolare nell’area cani tra via Baseggio e via De Curtis, non lontano dalla zona del supermercato Pam. I cani deceduti, sono morti nel giro di un’ora o poco più. Dell’accaduto, è stato informato il sindaco di Spinea Silvano Checchin.

«Io stesso ieri ho temuto per la mia cagnolina», afferma Stefano Mozzato - alla Nuova di Venezia - un residente in zona, «è stata male e sapendo dei casi precedenti ho subito chiamato il veterinario, che ha effettuato degli esami del sangue. Fortunatamente è salva, ma come altri ho deciso di evitare l’area cani per un po’. Ci siamo mobilitati e denunceremo il fatto anche ai carabinieri, perché il pericolo non è solo per i cani, ma anche per i bambini, che possono raccogliere i bocconi avvelenati e poi mettersi le mani in bocca».

Intanto rimbalza su Facebook, la notizia che l'avvelenatore sarebbe stato individuato e si tratterebbe di un 70enne della zona, ma al momento nulla è confermato. In attesa di ulteriori sviluppi, l'area incriminata è assolutamente da evitare per i proprietari dei quadrupedi, fino a che non ci sarà una bonifica.

Foto da sfexaminer.com

lunedì 26 maggio 2014

Il cane è malato e va soppresso: invece lo sfrutta per trasfusioni

Per sei mesi hanno creduto che il loro cane fosse morto, invece era stato tenuto in vita al solo scopo di fargli donare il sangue. Marian e Jamie Harris, proprietari di Sid un leonberger di cinque anni, erano stati convinti dal loro veterinario Millard Lucien Tierce, che il cane soffrisse di una malattia spinale congenita e che l'unica soluzione era l'eutanasia. I coniugi texani di Fort Worth, salutarono così il loro Sid lasciandolo al veterinario che si era impegnato a sopprimerlo. Un giorno, però, Mary Brewer, una ragazza che lavorava nella clinica e che aveva scoperto il misfatto, decide di contattare la famiglia Harris e di raccontare l'amara realtà: Sid non era stato soppresso, ma rinchiuso in una gabbia posta sul retro della clinica ed era stato trasformato in una sorta di cavia per trasfusioni.Alla vista dei proprietari, Sid è impazzito di gioia, gli è saltato addosso e poi è corso verso l'automobile per tornare a casa. Poi la beffa: gli esami fatti in un'altra clinica hanno dimostrato che il povero Sid godeva di salute perfetta. Il veterinario 71enne, intanto, è stato arrestato con l'accusa di crudeltà contro gli animali.