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mercoledì 9 febbraio 2011

Muggia,gettò il suo cane in mare,18 aprile parte processo

Tre associazioni che difendono gli animali saranno presenti in aula con i loro avvocati all’apertura del processo a Lorenzo Capparotto, il giovane accusato di avere ucciso il proprio cane a Muggia.(leggi articolo) Lo ha fatto annegare gettandolo in mare dopo avergli legato al collo con una catena una pesante zavorra. Il processo si aprirà il 18 aprile e la Lega antivivisezione, l’Ente protezione animali e l’Astad saranno rappresentate dall’avvocato Francesca Castelletti e dal professor Alfredo Antonini.
«Ho ucciso il mio cane perché ero rimasto senza soldi. Non avevo di che vivere dopo aver perso il lavoro». Era stata questa la dichiarazione che Lorenzo Capparotto aveva fatto agli inquirenti nel corso del primo interrogatorio.
Il giovane, che ha 24 anni, dovrà rispondere del reato previsto e puntito dall’articolo 544 bis. Secondo l’inchiesta diretta dal pm Federico Frezza ha ucciso con crudeltà il suo American Bulldog di tre anni, gettandone il corpo in mare dopo aver zavorrato l’animale con sei chilogrammi di ferro legati al collare.
L’autopsia ha rivelato però che Spike - questo il nome del povero cane, non è morto annegato, bensì per le percosse e le sevizie gli erano state inferte in precedenza dallo stesso padrone. Gettandolo in mare con la zavorra legata al collo l’indagato sperava di far scomparire, assieme all’animale, ogni traccia delle precedenti prolungate sevizie.
Se la carcassa di Spike fosse rimasta ancora per qualche giorno sott’acqua, la prolungata immersione avrebbe reso impossibile ogni ricostruzione dell’accaduto. In sintesi l’indagato l’avrebbe fatta franca. Invece il corpo del cane è riemerso ed è stato visto galleggiare grazie all’uso di un binocolo. Poco dopo una telefonata ha avvisato gli agenti del Commissariato e la carcassa è stata ricuperata. Il microchip, inserito nel corpo, ha poi fornito i dati relativi al proprietario. Lorenzo Capparotto, difeso dall’avvocato Sergio Mameli, rischia fino a 18 mesi di carcere.

fonte:il piccolo