Il direttore del quotidiano La Provincia di Como, Giorgio Gandola, ribadisce la posizione del suo giornale in relazione ad Angiola Tremonti, sorella del ministro del Tesoro, al centro di un caso per la sua presunta richiesta al Comune di Cantù, di cui è consigliere, di abbattere i cani randagi se non vengono adottati entro un certo limite di tempo. Ipotesi da lei negata.
"In merito alla polemica sulla soppressione dei cani non adottati nei canili e alla posizione della signora Angiola Tremonti, che accusa il quotidiano da me diretto di avere scritto il falso, intendo ribadire - scrive in una nota Gandola - l'autenticità delle dichiarazioni pubblicate da La Provincia di Como. Frasi che la signora Tremonti ha detto a tre nostri cronisti, ha ripetuto a giornalisti di numerose testate nazionali e a politici locali che le hanno confermate".
"Comprendiamo l'imbarazzo per gli effetti mediatici e d'immagine che una presa di posizione così estrema ha suscitato, ma - conclude il direttore - non per questo possiamo passare sotto silenzio la verità dei fatti, in difesa della credibilità del nostro giornale".(ANSA)
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lunedì 14 febbraio 2011
mercoledì 9 febbraio 2011
Tremonti nella bufera per i cani da sopprimere
CANTU' «Angiola Tremonti: io voglio vivere». Lo dice il cartello appeso alle gabbie del canile di vai Del Radizzone. E sembrano dirlo anche gli animali stessi, abbaiando: perché molti di loro, se la proposta del consigliere di minoranza canturino Angiola Tremonti fosse realtà, sarebbero già stati addormentati per sempre. Proposta che l'artista ha mosso perché in un periodo economicamente difficile, in cui per le stesse famiglie bisognose non ci sono fondi - la sua osservazione - sarebbe degno di un paese civile instituire la norma presente in altre nazioni per cui un animale che non sia stato adottato dopo un certo periodo di tempo venga soppresso. Un modo anche per contrastare il fenomeno dei lucrosi e spregevoli affari dei canili lager. Uscita, la sua, che ha generato un'ondata di reazioni indignate. Telefonate al canile di Mariano, telefonate al giornale, e mail. «Abbiamo ricevuto molte chiamate – conferma Marco Folloni, presidente dell'associazione Gli amici del randagio che gestisce la struttura - tutte di solidarietà. Si è deciso di affiggere dei cartelli sulle gabbie, per sottolineare il fatto che molti di questi cani, oltre a essere stati maltrattati e abbandonati dall'uomo, avrebbero dovuto essere soppressi da tempo, stando alla prostra del consigliere Angiola Tremonti».
«Uccidere i cani randagi dopo pochi anni e, come diretta conseguenza, incentivare l'acquisto degli animali nei negozi: che splendido modo di far girare l'economia – commenta Simone Lucchetti, vicepresidente del Gruppo ambiente 2 Febbraio - Evidentemente la signora Tremonti non conosce la storia del progresso civile e vorrebbe un salto all'indietro di qualche decennio».
Non tutti però si sono scagliati contro l'idea. Anzi, qualcuno l'ha trovata condivisibile, come Francesco Crusco, di Lomazzo, consigliere nazionale di Federfauna, Confederazione europea delle associazioni di allevatori, commercianti e detentori di animali: «Oggi causa più scandalo la morte di un animale di quella di un bambino. Nei canili ci sono cani gravemente malati, che vanno imboccati. In questo caso la compassione diventa un costo. Se per un cane non c'è più possibilità di essere adottato, questo deve essere soppresso, oppure che se ne facciano carico le associazioni animaliste, senza pretendere fondi pubblici».
fonte:laprovinciadicomo.it
«Uccidere i cani randagi dopo pochi anni e, come diretta conseguenza, incentivare l'acquisto degli animali nei negozi: che splendido modo di far girare l'economia – commenta Simone Lucchetti, vicepresidente del Gruppo ambiente 2 Febbraio - Evidentemente la signora Tremonti non conosce la storia del progresso civile e vorrebbe un salto all'indietro di qualche decennio».
Non tutti però si sono scagliati contro l'idea. Anzi, qualcuno l'ha trovata condivisibile, come Francesco Crusco, di Lomazzo, consigliere nazionale di Federfauna, Confederazione europea delle associazioni di allevatori, commercianti e detentori di animali: «Oggi causa più scandalo la morte di un animale di quella di un bambino. Nei canili ci sono cani gravemente malati, che vanno imboccati. In questo caso la compassione diventa un costo. Se per un cane non c'è più possibilità di essere adottato, questo deve essere soppresso, oppure che se ne facciano carico le associazioni animaliste, senza pretendere fondi pubblici».
fonte:laprovinciadicomo.it
martedì 8 febbraio 2011
La Tremonti: i randagi costano "Sopprimere i non adottati"
CANTU' Più soldi destinati ai randagi di quanti ne finiscano alla Protezione civile. Cifre che secondo il consigliere Angiola Tremonti sono «ingenti» e «dispensate con facilità». Tanta da proporre una soluzione drastica: la soppressione degli animali ospiti nel canile di Mariano che dopo un certo periodo di permanenza non siano stati adottati.
Di fronte a una simile uscita, i volontari dell'associazione Gli amici del randagio prendono posizione duramente con il presidente Marco Folloni: «Non ho davvero parole di fronte a una simile dichiarazione da parte di un esponente politico, che domani potrebbe essere chiamato a guidare la città. Non può certo essere la signora Tremonti a decidere della vita e della morte di un essere vivente: la sua è un'idea paranazista».
A finire nel mirino della sorella del ministro delle Finanze, stavolta, è il canile di Mariano, struttura consortile la cui gestione viene finanziata da 14 Comuni della zona. A Cantù tocca la quota più sostanziosa – circa 18 mila euro l'anno – stabilita in base alla popolazione. Angiola Tremonti ha richiesto in municipio documentazione relativa ai bilanci della struttura – costi, cani in entrata e in uscita – lamentando però di non avere avuto però risposte adeguate. "Ho colto che si va a spendere pro capite più di canile che di protezione civile". E date le ristrettezze dei bilanci, secondo Angiola Tremonti «si dovrebbe arrivare a prendere la decisione per cui gli animali che non vengono adottati entro un determinato periodo di tempo vadano soppressi, visto che oggi ci troviamo in una situazione in cui ci sono famiglie canturine che non hanno da mangiare. Il randagismo crea grandi criticità». A saperlo bene sono i volontari de Gli amici del randagio: "Noi riceviamo dai Comuni 50 centesimi annui per ogni abitante" dice Marco Folloni. Una cifra che non basta a coprire le esigenze di ogni cane, che viene nutrito, accudito e curato se malato: «Per questo – prosegue – abbiamo sempre contato sui volontari, e ci siamo inventati molteplici iniziative, dai banchetti alle feste, per raccogliere fondi. Ci rendiamo conto che la situazione economica sia difficile, e infatti abbiamo dato la nostra disponibilità al Comune di Mariano perché riduca il contributo annuale. I nostri bilanci sono trasparenti e a disposizione di chiunque li voglia vedere».
fonte:laprovinciadicomo.it
Di fronte a una simile uscita, i volontari dell'associazione Gli amici del randagio prendono posizione duramente con il presidente Marco Folloni: «Non ho davvero parole di fronte a una simile dichiarazione da parte di un esponente politico, che domani potrebbe essere chiamato a guidare la città. Non può certo essere la signora Tremonti a decidere della vita e della morte di un essere vivente: la sua è un'idea paranazista».
A finire nel mirino della sorella del ministro delle Finanze, stavolta, è il canile di Mariano, struttura consortile la cui gestione viene finanziata da 14 Comuni della zona. A Cantù tocca la quota più sostanziosa – circa 18 mila euro l'anno – stabilita in base alla popolazione. Angiola Tremonti ha richiesto in municipio documentazione relativa ai bilanci della struttura – costi, cani in entrata e in uscita – lamentando però di non avere avuto però risposte adeguate. "Ho colto che si va a spendere pro capite più di canile che di protezione civile". E date le ristrettezze dei bilanci, secondo Angiola Tremonti «si dovrebbe arrivare a prendere la decisione per cui gli animali che non vengono adottati entro un determinato periodo di tempo vadano soppressi, visto che oggi ci troviamo in una situazione in cui ci sono famiglie canturine che non hanno da mangiare. Il randagismo crea grandi criticità». A saperlo bene sono i volontari de Gli amici del randagio: "Noi riceviamo dai Comuni 50 centesimi annui per ogni abitante" dice Marco Folloni. Una cifra che non basta a coprire le esigenze di ogni cane, che viene nutrito, accudito e curato se malato: «Per questo – prosegue – abbiamo sempre contato sui volontari, e ci siamo inventati molteplici iniziative, dai banchetti alle feste, per raccogliere fondi. Ci rendiamo conto che la situazione economica sia difficile, e infatti abbiamo dato la nostra disponibilità al Comune di Mariano perché riduca il contributo annuale. I nostri bilanci sono trasparenti e a disposizione di chiunque li voglia vedere».
fonte:laprovinciadicomo.it
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