domenica 25 aprile 2010

Leishmaniosi, conoscerla per prevenirla e non temerla


Una famiglia su quattro possiede almeno un cane, ma solo il 15% dei proprietari di cani, o di chi se ne prende cura, conosce la leishmaniosi, una malattia molto grave, in continua ascesa e che torna prepotentemente alla ribalta con l’arrivo della stagione calda. Il livello d’informazione sulla leishmaniosi è piuttosto contenuto: il 70% di coloro che la conoscono l’hanno solamente sentita nominare, il 20% la conoscono abbastanza bene e solo il 10% molto bene. E tra i pochi che conoscono la malattia soltanto una persona su tre sa che la leishmaniosi può essere trasmessa anche all’uomo.

Sono i risultati di un’indagine di Doxa Pharma sul livello di conoscenza intorno alla malattia e sul grado di sensibilizzazione tra i proprietari di cani o chi se ne prende cura. La notorietà totale della leishmaniosi presenta poi forti differenze nelle diverse aree geografiche: in particolare risulta ben più nota nelle regioni del Centro e del Sud/Isole (59-60%) e meno nota al Nord-Est (38%). Il ruolo del cane nella famiglia italiana è molto cambiato negli ultimi anni, diventando un vero e proprio «compagno di vita».

Parallelamente all’allungamento della vita media dell’uomo, l’aspettativa degli animali è aumentata, addirittura raddoppiata, grazie anche alle maggiori attenzioni e alla qualità delle cure che i proprietari prestano ai loro cani. Lo testimoniano anche i dati di mercato del settore ’pet’, un settore in controtendenza, in crescita malgrado l’attuale congiuntura economica.

«Il rapporto Assalco del 2009 conferma il contributo del ’pet’ alla ricchezza nazionale in termini di occupazione nel settore, di consumi che le famiglie riservano al proprio cane. È un settore ancora sano, non intaccato dagli effetti della crisi finanziaria e che conferma il trend in crescita degli anni precedenti», afferma Paola Parenti, direttore di Ricerca di Doxa Pharma. Proprietari di cani, quindi, molto attenti alla salute del loro amico a quattro zampe ma, paradossalmente, inconsapevoli, nella maggioranza dei casi, della temuta leishmaniosi, una zoonosi di tipo indiretto, la cui trasmissione avviene tramite un insetto vettore, il flebotomo o pappatacio che, infettato sull’unico serbatoio di infezione comprovato, il cane, va a pungere generalmente una varietà ampia di animali a sangue caldo, tra cui anche l’uomo.

Uno tra i metodo più efficaci per controllare la diffusione della leishmaniosi canina è applicare al cane un collare a base di deltametrina che si distribuisce sulla superficie dell’animale e impedisce la puntura dell’insetto vettore, il flebotomo o pappatacio, per un periodo di 5 mesi. In Italia le regioni più colpite sono quelle della costa tirrenica, del basso Adriatico e le isole maggiori.

Ma non sono solo le regioni centro-meridionali e insulari a clima tipicamente mediterraneo a esserne colpite, dove la prevalenza della sieropositività tocca punte che vanno dal 40 (area napoletana) al 60% (area catanese); anche le regioni pre-appenniniche e addirittura quelle prealpine a clima continentale, tradizionalmente indenni, sono oggi bersaglio dei flebotomi: lo dimostrano i dati della LeishMap, il network scientifico per il monitoraggio e la mappatura della leishmaniosi canina in Italia.

«L’aumento della temperatura insieme al fenomeno del turismo con ’cane al seguitò, favoriscono la diffusione della leishmaniosi nel nostro Paese, che oggi sta diventando endemica anche al di fuori dei focolai tradizionali - precisa Luigi Gradoni, Reparto di Malattie Trasmesse da Vettori e Sanità Internazionale, Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate, Istituto Superiore di Sanità (Iss) - le uniche aree attualmente non endemiche sono i centri urbani delle città medie e grandi, la pianura padana e i rilievi montuosi sopra i 400-800 metri». Aumentano le aree endemiche e aumenta, dunque, il rischio di contrarre l’infezione, anche per l’uomo.

Nella stragrande maggioranza dei casi l’infezione decorre nell’uomo in maniera totalmente asintomatica e solo in una piccola parte della popolazione, invece, l’infezione provoca la malattia: sono circa 200 i casi l’anno di leishmaniosi viscerale. Pochi sanno quali siano i rischi del contagio. Ancora oggi non esiste un vaccino anti-leishmania per uso umano o canino e quindi l’unica profilassi disponibile rimane la prevenzione dalla puntura del flebotomo adottando alcune precauzioni per limitare la possibilità che il cane contragga la malattia.

Il cane che sia infettato o che sviluppi la malattia tende a non guarire mai neanche dopo successive terapie; può infatti evidenziare dei miglioramenti clinici, ma il parassita non viene mai eradicato. Al contrario nell’uomo il trattamento terapeutico si è dimostrato altamente efficace nel 98% dei casi ed è anche ben tollerato. Per arginare la diffusione della malattia è fondamentale che i piani di sorveglianza della leishmaniosi canina siano applicati correttamente.

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